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Il patrimonio operistico italiano: un ponte ideale tra culture diverse - Appunti sulla prassi esecutiva del repertorio lirico e da camera italiano per la masterclass tenuta al CCOM di Pechino

  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 1 min

Aggiornamento: 1 giorno fa


Questa immagine coglie un momento della masterclass tenuta presso il Central Conservatory of Music, tempio della musica considerato il "Conservatorio dei Conservatori". Insegnare in questa istituzione è stata l’occasione per condividere non solo una prassi esecutiva, ma un’intera visione del rapporto tra voce e scena: una riflessione che, partendo dalla lettura dello spartito, cerca di fermare nel tempo l’essenza di ciò che nella tradizione operistica italiana definiamo parola scenica.

È il richiamo al principio di Claudio Monteverdi, per cui «l'orazione sia padrona del canto e non serva»: il fondamento che trasforma la nota in gesto e la voce in pensiero musicale.


Lo spazio dell'interpretazione

Nell'insegnamento della prassi esecutiva, il rigore della partitura accoglie l'identità del personaggio interpretato. In questo spazio, come ricordava Maria Callas, «l’interpretazione deve nascere dallo spartito, poiché tutto ciò che serve è scritto lì: bisogna solo saperlo leggere con onestà». Ogni ruolo prende vita e diventa così una costruzione sospesa tra la bellezza della forma compositiva e la profondità del personaggio. Voce e visione teatrale superano l'artificio dei materiali scenici per dar vita a protagonisti che sono frammenti di realtà vissuta, ponti ideali tra culture diverse unite dal patrimonio della nostra tradizione operistica.

 
 
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